illuminazione

La valutazione dei rischi di un’illuminazione non corretta

Riguardo al tema relativo all’illuminazione nei luoghi di lavoro, esiste una normativa piuttosto articolata, che dispone in maniera scrupolosa quali misure adottare per garantire il livello di sicurezza sufficiente a permettere il corretto svolgimento delle attività svolte all’interno del sito.
Chiaramente, la normativa si riferisce sia agli impianti di illuminazione collocati all’interno di strutture aziendali, che a quelli da installarsi all’esterno, andando così a comprendere anche le disposizioni relative alle misure di sicurezza che in tal senso devono essere osservate nei cantieri all’aperto.

In particolare, il Testo Unico del D. Lgs. 81/08 sulla Sicurezza sul Lavoro indica tutte le caratteristiche che devono essere proprie dell’illuminazione, naturale e artificiale, presente all’interno dell’unità di pertinenza dell’azienda.

Considerando che la radiazione luminosa può, in taluni casi, essere fonte di danni per gli occhi e la pelle, la Legge italiana impone alle ditte produttrici di lampade di eseguire, prima della commercializzazione di ogni prodotto, dei test di laboratorio che permettano di identificare ogni articolo in base alla classe di rischio e dei limiti di emissioni ai quali esso appartiene.
Generalmente, le lampade esenti dal rischio, o aventi livelli di pericolosità estremamente limitati, sono caratterizzate da un livello di Illuminamento Medio Mantenuto inferiore ai 5 Em (X).

In linea di massima, per capire quali sono le fonti potenzialmente nocive per la salute umana, occorre soprattutto tenere in considerazione parametri come la lunghezza d’onda e l’esposizione.

La classificazione dei rischi

La norma UNI 10.380 disciplina i parametri di riferimento per l’illuminazione di aree di lavoro. Ma come viene classificato l’ambiente nello specifico? In sostanza, ogni caso richiede una valutazione specifica, ma, in linea generale, si può tranquillamente sostenere che in tutti i contesti nei quali i lavoratori sono chiamati  a svolgere un compito visivo piuttosto gravoso, è necessario mantenere valori elevati di illuminamento medio.

Come vengono classificati i rischi?

I valori limite riportati nell’allegato XXXVII del D. Lgs. 81/08, necessari alla classificazione dei rischi sono calcolati in base al tempo di esposizione.

Come vengono calcolati i rischi illuminazione?

La logica che ha animato la stesura della normativa e sancito i criteri di illuminazione degli ambienti di lavoro, dunque, si fonda sulla necessità di assicurare ai lavoratori impiegati nel sito di poter disporre di un confort visivo sufficiente ad assicurare loro di poter svolgere le loro mansioni senza pericoli per la salute.

Come avviene il calcolo dei valori relativi ai rischi di illuminazione? Dal prodotto di Lunghezza d’Onda e Tempo di Esposizione si determina il valore denominato ‘’Dose’’: una radiazione molto intensa, naturalmente, necessita di un minor periodo di esposizione per determinare un danno alla vista o alla pelle.

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