Microclima

L’importanza della valutazione del rischio microclima

La normativa in vigore e la normativa tecnica riferite alla definizione del confort microclimatico all’interno degli ambienti di lavoro fa capo al Decreto Legislativo 81/2008 e, sebbene sia priva di un capo specifico, annovera il microclima (la definizione di “Microclima” corrisponde al complesso delle condizioni climatiche proprie di un ambiente circoscritto) come uno dei parametri di valutazione da riferirsi alle Norme di Buona Tecnica ISO e UNI. La normativa attualmente in vigore, nello specifico, impone il mantenimento all’interno degli ambienti di lavoro di una temperatura sostenibile dall’organismo umano nell’esercizio delle funzioni lavorative, commisurata al livello di umidità e al numero dei punti luce. Quando non è possibile provvedere ad un adeguato isolamento termico dell’ambiente è inoltre raccomandato di fornire ai lavoratori appositi strumenti o tecniche di protezione.

Le norme tecniche a cui fare riferimento per mantenere i requisiti minimi previsti per legge nei luoghi di lavoro sono invece le seguenti:

  • UNI-EN-ISO 7730 1997
  • ISO CD7730, ISO/TC159/SC5 N201 Ott.2001
  • UNI EN 27243 29/02/96 (valutazione basata sull’indice WBGT).

L’aerazione nei luoghi di lavoro al chiuso e la regolazione di temperatura e umidità sono due dei parametri fondamentali per garantire un sufficiente livello di confort microclimatico. Ogni ambiente di lavoro deve infatti essere dotato di una superficie di aerazione pari ad almeno 1/16 della superficie di calpestio totale dell’edificio. Per i magazzini, questo parametro si riduce ad 1/40 dell’area calpestabile. Al computo non possono essere annesse le porte ed i portoni, mentre è permesso annoverare tra le superfici di aerazione quelle apribili collocate sopra la base superiore dei portoni.
L’aerazione artificiale non può sostituire le aperture finestrate, sebbene, in taluni casi, sia possibile ottenere delle deroghe che permettono di svincolarsi da quest’onere.

Come avviene la valutazione in base al numero di dipendenti?

Naturalmente, alla base di una corretta identificazione dei parametri a cui riferirsi per mantenere entro livelli adeguati il confort microclimatico di un edificio, è necessario tenere in considerazione anche quale sia l’effettivo numero di persone che all’interno della struttura sono chiamate a svolgere il loro lavoro.

C’è inoltre da considerare la componente soggettiva del rischio relativo al microclima: ogni individuo, infatti, possiede una specifica percezione della temperatura: ciò determina, anche in presenza di condizioni microclimatiche mediamente accettabili, la presenza di rischi specifici connessi alla natura di ogni individuo.

Quali sono i rischi di un microclima non adatto?

I rischi potenziali legati alla presenza di un microclima inadatto in uffici e in ambienti di lavoro di vario genere si traducono in problematiche di sorta che, partendo dal possibile impatto sulla salute fisica dei lavoratori, possono inficiare anche il loro assetto psicologico, con ripercussioni evidenti sull’economia aziendale.

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